Dallo smart working al lavoro ibrido e le nuove professioni: non soltanto le aziende ma anche le libere professioni nel futuro saranno influenzate dalle nuove abitudini lavorative.
Anche in tempi moderatamente brevi, le tendenze che caratterizzeranno e plasmeranno il mondo del lavoro delineano le prospettive. Oltre all’intelligenza artificiale, i cui effetti negli ambienti aziendali e professionali saranno in molti casi decisamente considerevoli, un peso importante lo giocherà però anche il lavoro ibrido.
Concretizzatosi come risorsa “salvagente” nel periodo pandemico e via via potenziato dagli ulteriori passi in avanti della tecnologia digitale, milioni di persone oggi stanno cambiando abitudini proprio in funzione della flessibilità operativa loro garantita dalle rispettive aziende. Tale tendenza, secondo vari ed autorevoli studi (fra questi citiamo quello della Stanford University), è destinata a rafforzarsi in futuro, con circa un terzo o più di profili lavorativi alti, i cd “colletti bianchi” anche nel lungo periodo continuerà a lavorare sia in presenza sia in modalità remota.
Leggendo un recente rapporto di IWG, uno dei più importanti fornitori al mondo di spazi per lo smart working (sono di sua proprietà brand come Regus, Spaces e Copernico), che ha messo sotto la lente di ingrandimento alcune delle componenti che vanno a comporre il paradigma “hybrid working”, appare la dimensione della materia. Le grandi aziende, così come i grandi studi professionali, individuano una nuova figura professionale: lo “Chief Hybrid Officer”. Aziende innovative come Meta, Doist e GitLab hanno già scommesso su questa figura e saranno sempre di più negli anni a venire le realtà che si avvarranno di un CHO per supervisionare e ottimizzare gli ambienti e i processi del lavoro ibrido, con il fine di bilanciare le esigenze dei dipendenti fra casa e ufficio senza pregiudicare la produttività e superando le criticità di natura logistica. Accanto al Chief Hybrid Officer, inoltre, gli esperti di IWG vedono un altro professionista emergente, denominato “Office Synchronizer” e incaricato di trovare le soluzioni più adeguate per garantire la collaborazione più efficace possibile tra i diversi colleghi.
«Il modello ibrido – ha sottolineato in una nota Mark Dixon, Fondatore e Ceo di IWG – sta modificando radicalmente il nostro approccio al lavoro e le aziende che lo adottano attireranno i migliori talenti e otterranno il massimo dalle proprie risorse umane, riducendo al contempo i costi. Il ritmo di questo cambiamento proseguirà anche nel 2024 grazie al numero crescente di lavoratori e organizzazioni che ne comprenderanno gli evidenti vantaggi culturali, di sostenibilità e non solo».
La partita è ormai in corso, insomma, è più che mai entrata nel vivo e una delle priorità a cui devono guardare le imprese è (non a caso) la ricerca dell’equilibrio “perfetto” tra incremento della flessibilità e tempo, un equilibrio che possa fare da stimolo a una collaborazione e a una comunicazione aperta fra le persone e a un impegno coeso e condiviso da parte delle stesse. L’adozione del lavoro ibrido, questo l’assunto, non è quindi solo sinonimo di maggiore flessibilità operativa ma anche motore di sviluppo per una cultura aziendale dinamica e inclusiva, in grado di favorire la crescita di prospettive diverse e di contribuire a migliorare la soddisfazione delle persone.
Un atteggiamento più “olistico” verso i dipendenti, verso i collaboratori e tra i partner stessi.
Sposare un modello di lavoro ibrido significherà, per aziende e manager, per studi, partener e collaboratori, adottare un approccio più olistico alle esigenze del personale che opera anche da remoto e prestare, di conseguenza, maggiore attenzione pacchetti di benefit innovativi che potrebbero diventare mainstream e fare la differenza nella corsa ai talenti. Parliamo nello specifico di benefit come la cura degli animali domestici e le ferie per i caregiver e più in generale di politiche aziendali in grado di soddisfare le aspettative di maggior benessere dei lavoratori, dall’incremento del congedo parentale a interventi per affrontare il burnout con un adeguato supporto alla salute mentale. Le aziende, inoltre, saranno chiamate a giocare un ruolo sempre più attivo per affrontare la sfida dell’assistenza all’infanzia e fornire un supporto concreto ai genitori che lavorano anche da remoto, requisito ritenuto essenziale per mantenere una workforce diversificata e qualificata.
La diversity e più in generale le strategie di DE&I (Diversity, Equity e Inclusion) avranno a loro volta un’incidenza significativa nel prossimo futuro anche nell’ambito della progettazione degli spazi e degli arredi d’ufficio. La gestione dei rumori e dell’illuminazione e la realizzazione di ambienti più confortevoli costituiranno sempre più un fattore di benessere per gli addetti che lavoreranno in presenza mentre, di concerto, l’organizzazione del lavoro in modalità ibrida porterà progressivi contributi alla sostenibilità ambientale (secondo una recente ricerca di IWG e Arup, la drastica riduzione del pendolarismo può aiutare ad abbattere le emissioni nocive fino al 70% nel Regno Unito e fino all’87% negli Stati Uniti).
Insomma, il lavoro ibrido anche come recupero della qualità della vita che non potrà che riflettersi e fare il paio con maggiore efficienza, maggiore produttività del lavoro e maggiore redditività per le aziende e per gli studi di consulenza orientati alle nuove frontiere delle professioni, in vista della sfida lanciata dall’intelligenza artificiale.
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